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Leonardo e gli scacchi

Scuola di scacchi a Pordenone
Pubblicato da in Storia · 11 Dicembre 2019
Tags: Leonardoscacchi
 
Leonardo e gli scacchi
A 500 anni dalla scomparsa di uno dei geni della Storia, vorremmo noi ripercorrere in brevi tratti il suo contributo al nostro amato gioco degli Scacchi, prendendo avvio dal ritrovamento di un antico manoscritto nella biblioteca Coronini Cromberg a Gorizia, pochi anni fa, nel 2006.
Un brogliaccio composto sicuramente tra il 1497 ed il 1508 ad opera da due differenti mani, delle quali una è da attribuire senza dubbio al matematico toscano Luca Pacioli.
Una raccolta di partiti, una sorta di problemi scacchistici del genere il Bianco muove e vince in tre mosse, messa insieme per essere presentata e dedicata ad una celebre mecenate dell’epoca (ed appassionata scacchista): Isabella d’Este, della Famiglia regnante di Mantova.
La Storia ci racconta che alla conquista di Milano, ad opera dei Francesi, Pacioli e Leonardo dovettero riparare presso altre corti, trovando accoglienza presso i Gonzaga. Isabella ambiva ad essere ritratta dal celebre fiorentino, ma questi aveva altri progetti, principalmente di idraulica e dopo pochi mesi preferì raggiungere i Borgia ad Urbino.  
Il Pacioli, invece, cercava casa ed è in questo contesto che chiese a Venezia (ove operavano i più famosi tipografi dell’epoca) il Privilegio di Stampa per un libro intitolato De Ludo Scachorum, in modo da presentarlo a colei che avrebbe dovuto accoglierlo presso la sua famosa Corte.
Di tal volume se ne persero le tracce, ma il ritrovamento della “brutta copia” ha aperto nuovi scenari nello studio dell’evoluzione degli Scacchi: veniva infatti in luce una raccolta di partiti dell’epoca, dove queste posizioni alle quali trovare soluzione erano divise in due grandi parti: all’antica ed alla rabiosa.
Questo perché in quegli anni andavano a consolidarsi le regole del gioco in tutta Europa, con l’elaborazione del nuovo movimento della Regina e dell’Alfiere, che rispondevano alle richieste di far diventare più veloce e cruento il proceder della battaglia , senza dover usare i dadi per creare più ineffabilità.
Gli Spagnoli avevano dato il primo impulso nel 1474 presso la corta della Regina Isabella di Castiglia: l’alfiere si liberò delle sue pastoie, potendo prendere le caratteristiche del nostro moderno pezzo,  mentre prima poteva solo saltare di due caselle in diagonale. La donna, anche lei, vide accrescere le sue possibilità di movimento, ora poteva muoversi di una casa in tutte le direzioni invece che solo in diagonale.
Ma non era finita, perché in brevissimo tempo la Regina incominciò a correre per tutta la scacchiera, senza più limiti di passi ed in ogni direzione! Una Regina rabbiosa, furiosa, pronta a sconvolgere un Gioco che per la mentalità europea avrebbe dovuto essere più veloce nello scontro.
In questa sorta di block notes del cinquecento, i pezzi sulla scacchiera sono disegnati in forme nuove per l’epoca, di fattezze diverse rispetto ai pezzi conosciuti ed usati, per la loro realizzazione si sarebbe dovuto usare un tornio, strumento di recentissima scoperta.
Chi disegnò questi nuovi pezzi? Risponde l’architetto ed artista Franco Rocco nel suo bel volume “Leonardo e Luca Pacioli, L’evidenza”, nel quale dimostra che a pensare e disegnare questi nuovi pezzi degli Scacchi fu la mano mancina del grande Leonardo da Vinci, sulla base di un serrato confronto con i tratti in altre opere del genio fiorentino.
Ma il colpo di scena non si esaurisce certo qui.
Non è certo strano che Leonardo si intendesse di Scacchi, dopotutto erano il gioco dell’intelligenza e dello stupore, in più il Fiorentino non mancò di interessarsi di tutto ciò che il suo sguardo poteva abbracciare ed il nostro gioco era veramente molto diffuso, non solo nelle corti.
Erano tempi di rivoluzioni in tante discipline, le più disparate e anche nei costumi e nel modo di pensare e gli Scacchi non si sottrassero di certo a questo nuovo sguardo rinascimentale.
Una mossa nuova fece la sua comparsa, anche questa per andare incontro alle mutate esigenze di far entrare nel vivo dello scontro quanti più pezzi possibile e anche per cercare di porre rimedio allo scorrazzare furioso della nuova donna apparsa sulla scacchiera: l’arrocco, quella mossa molto particolare dove Re e Torre, in un unico movimento, si spostano cercandosi e perdendosi in un abbraccio, che fa finire i due pezzi uno accanto all’altro in posizioni invertite, il Re quasi ai margini del tavoliere, la Torre quasi al centro, l’uno per mettersi al riparo, l’altra  per poter spingersi in campo nemico o sostenere da dietro le avanzate dei sodali del proprio esercito.
Era una mossa che gli Spagnoli avevano probabilmente ideato, ma composta ancora da due movimenti separati, prima il Re (eh ci mancasse!) poi, dopo che l’avversario aveva effettuato la sua di mossa, la Torre concludeva lo scambio delle posizioni.
Per un uomo dal cervello veloce come Leonardo non parve vero di suggerire al mondo che questa strana pratica potesse essere completata in un sol movimento, chiamato Arrocco.
Siamo debitori a Leonardo di una parte del Gioco degli Scacchi e questo non ci deve sorprendere, avendo il Da Vinci eccelso in tutte le espressioni dell’ingegno umano.
Bibliografia:
Franco Rocco, Leonardo e Luca Pacioli L’Evidenza, Le Due Torri, 2016
Alessandro Sanvito, Luca Pacioli maestro di scacchi a Milano, in Luca Pacioli a Milano, Centro Studi Pancrazi, 2014

Max Giordano
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